Venerdì, 06 Febbraio 2026 11:44

Cancellazioni di massa dal RUNTS: un attacco sistemico al Terzo Settore nel Lazio

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Cancellazione RUNTS
Più di 2.500 enti cancellati, 402 comuni coinvolti: servizi di prossimità messi a rischio

In altre Regioni sono state riaperte finestre straordinarie per regolarizzare le posizioni. Nel Lazio no: niente diffida individuale, cancellazioni notificate singolarmente, riesami ignorati e una procedura di reiscrizione bloccata dal nodo irrisolto della devoluzione del patrimonio.


Quanto sta accadendo nel Lazio non può essere ridotto a un problema tecnico né a una fisiologica attività di controllo amministrativo.
La cancellazione dal RUNTS di più di 2.500 enti del Terzo Settore , distribuiti in 402 comuni e operanti in ambiti fondamentali come cultura e spettacolo dal vivo, sport di base e promozione della salute, welfare di prossimità (minori, disabilità, fragilità sociali), volontariato civico e mutualismo, protezione civile e soccorso, tutela dell’ambiente e del territorio, educazione e formazione, attività per giovani e comunità locali, inclusione e integrazione, tutela dei diritti, e iniziative di valorizzazione del patrimonio e dei beni comuni , rappresenta un evento di portata sistemica , con effetti immediati sulla tenuta dei servizi di cittadinanza.

Non si tratta di singole posizioni irregolari o di enti inattivi. Parliamo di associazioni radicate nei territori, spesso in rapporto con le amministrazioni locali, che garantiscono quotidianamente attività educative, sportive, culturali e sociali, soprattutto nei contesti più fragili.

Un’anomalia procedurale grave

Il nodo centrale è giuridico prima ancora che politico.
Gli enti coinvolti non hanno ricevuto la notifica individuale dell’atto di diffida , passaggio imprescindibile previsto dalla normativa per consentire la regolarizzazione delle posizioni.
La cancellazione, invece, è stata notificata individualmente .

Una sequenza difficilmente giustificabile: viene omesso l’atto che consente di sanare, mentre si applica con puntualità quello che estromette definitivamente dal Registro.

Il confronto con le altre Regioni

Il Lazio non è l’unica Regione ad aver affrontato criticità nella fase di trasmigrazione e verifica degli enti RUNTS. La differenza, però, sta nelle scelte adottate.
In altre Regioni, di fronte a errori formali e ritardi documentali, sono state riaperte finestre straordinarie per consentire agli enti di regolarizzare la propria posizione , tutelando la continuità delle attività e dei servizi alla cittadinanza.

Nel Lazio, invece, si è proceduto direttamente alla cancellazione di massa , senza strumenti efficaci di sanatoria.

Il paradosso della reiscrizione

Agli enti viene oggi indicata la possibilità di “reiscriversi”, ma senza che esista una procedura realmente praticabile.
La cancellazione dal RUNTS apre infatti il tema della devoluzione del patrimonio , un passaggio che, se applicato in modo automatico e indistinto, comporterebbe la morte amministrativa di molte realtà , cancellando anni di lavoro, beni accumulati e progettualità in corso.

Il risultato è un cortocircuito evidente:

  • nessuna diffida preventiva,
  • riesami in autotutela non presi in considerazione,
  • assenza di una procedura chiara di regolarizzazione,
  • reiscrizione di fatto bloccata.

Un danno pubblico

Da oltre un mese questa situazione sta mettendo a repentaglio servizi essenziali per le comunità locali.
Palestre popolari, centri culturali, associazioni di volontariato, presìdi sociali e sportivi operano in un limbo giuridico che blocca attività, finanziamenti, convenzioni e progettualità già avviate.

Conclusione

La Regione Lazio ha ancora la possibilità di intervenire.
Uscire dall’inerzia non significa rinunciare ai controlli o alle regole, ma assumersi la responsabilità di garantire procedure corrette, proporzionate e sanabili , come già avvenuto in altre Regioni.

Continuare a non agire, al contrario, significa accettare che migliaia di organizzazioni vengano espulse dal sistema pubblico senza strumenti di regolarizzazione , con la conseguente interruzione di servizi essenziali per le comunità e la dispersione di un patrimonio sociale costruito in anni di lavoro.

La scelta è ormai chiara e non più rinviabile:
o la Regione riapre immediatamente un percorso di regolarizzazione trasparente e praticabile, oppure si assumerà la responsabilità politica e amministrativa della chiusura di centinaia di presìdi civici, culturali, sportivi e sociali sul territorio.

Non intervenire oggi equivale ad aver firmato una condanna a morte amministrativa per centinaia di organizzazioni che tengono in piedi servizi, relazioni e comunità sul territorio laziale.

Ultima modifica il Domenica, 08 Febbraio 2026 22:56